Il marchese rampante. Emilio Pucci: avventure, illusioni, successi di un inventore della moda italiana

14 Giu

Le stampe geometriche e coloratissime su abiti e foulard sono il suo segno inconfondibile, ma chi è Emilio Pucci?

Il Marchese rampante di Enrico Mannucci, stampato unicamente nel 1998, ci racconta con un taglio tra biografia da manuale e narrazione la vita di colui che ha rivoluzionato la moda negli anni Cinquanta. Una figura affascinante, ultimamente dimenticata ma tutta da riscoprire attraverso un libro che parte dall’infanzia passata tra Firenze, Forte dei Marmi e Cortina d’Ampezzo, per poi passare all’esperienza americana del college, dove Emilio disegna le tute della squadra di sci, e infine alla partecipazione in guerra come aviatore prima di dedicarsi alla moda. Buona metà del libro si concentra, appunto, sulle esperienze del Marchese fino al secondo dopoguerra, in particolare sulla presunta relazione con Edda Ciano, la figlia di Mussolini. Pochi sanno che Emilio Pucci, proprio quello dei foulard, la aiutò a fuggire in Svizzera e perciò venne punito con durissime torture dai tedeschi. Come ci rivela l’autore, Pucci naturalmente non amava parlare di quest’esperienza, ma è anche grazie a tale eroica impresa che divenne presto noto e attraente per le signore del bel mondo. Per quanto riguarda la moda, dal 1947, quando comincia a disegnare completi da sci per amiche aristocratiche in Svizzera e viene notato dalla fotografa di Haper’s Bazaar . Pucci incontra subito il favore degli americani, che cercavano uno stile colorato, fantasioso e soprattutto comodo. In seguito, da Capri arriva la moda mare, gli abitini in jersey che stanno nella borsetta, i pantaloni attillati, il profumo Vivara, la partecipazione alle sfilate di Firenze, dove presto stabilisce il suo atelier (a Palazzo Pucci, in Via de’ Pucci, evidenziando la sua nobiltà). Un libro dunque molto interessante e particolare, ma il taglio tra lo storico e il narrativo lo rende adatto soltanto a chi è fortemente interessato alla figura di Emilio Pucci, non soltanto ai cambiamenti che portò nel campo della moda. Sembra di leggere un documentario: alcune scene d’azione tipo fiction, alcune interviste, alcuni pensieri di esperti, alcuni riferimenti ad opinioni del tempo; decisamente troppe citazioni e ripetizioni e troppa insistenza sull’esperienza come aviatore e sull’”impresa Svizzera”. Non consigliato a chi cerca una lettura dilettevole, molto consigliato a chi cerca un’opera accurata su Emilio Pucci.

                                                                                                                                                             Laura Dal Pont

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