T-SHIRT-messaggi da indossare.

11 Lug

Prima di diventare uno degli indumenti più diffusi, portato indistintamente da donne e da uomini di tutte le estrazioni sociali, la T-shirt ha attraversato secoli di evoluzione.Le sue origini sono controverse, ma quel che e` certo e` che le prime apparizioni di questo capo di abbigliamento si rintracciano intorno alla meta` dell’Ottocento, quando da indumento intimo sportivo entra a far parte delle divise militari della Marina britannica.Dopo il Primo conflitto mondiale, i primi prototipi di T-shirt, senza manica e ancora ben lontani dal modello che oggi conosciamo, vengono usati dagli ex soldati sia come capo intimo, sia come capo da tutti i giorni. Ma e` con la Seconda Guerra Mondiale che la T-shirt, adottata dall’Esercito americano come parte essenziale della divisa, arriva alla celebrità.Nel 1942 Life attesta la diffusione della maglietta, pubblicando la foto di un soldato americano con laT-shirt, così chiamata forse per ricordare la sua forma (t-shape), o forse per il fatto che veniva usata durante gli allenamenti militari (Training shirt). Negli anni 50′, la T-shirt diventa, grazie al cinema, un fenomeno sociale. James Dean in Gioventù Bruciata e  Marlon Brando nel film Il selvaggio,indossando una maglietta bianca diventano veri e propri miti per una gioventù in cerca di una nuova identità personale. La T-shirt si trasforma in un oggetto di  culto, capace di veicolare valori di ribellione sociale e di opposizione ad un ordine precostituito,in cui i giovani vogliono distinguersi dai loro padri. Dice Claudio Spuri nel suo libro: “T-shirt, il tatuaggio di stoffa. Storia e attualità formato” ,maglietta  : “Fu dunque in questo contesto che la t-shirt venne definitivamente lanciata sul mercato come nuovo capo di abbigliamento, non più esclusivamente intimo, ma da mettere bene in vista, comodo e con tante cose da dire”. Ed e` proprio questa capacita` comunicativa a decretare negli anni il successo di questo indumento. E` baluardo di libertà sessuale negli anni Ottanta, quando Madonna si fa ritrarre con un look androgino: pantaloni maschili, bretelle e maglietta bianca; oppure veicolo di contestazione politica quando la stilista Katharine Hamnett stampa slogan che fanno discutere sulle sue polit T-shirt.E se, come fa notare Roland Barthes “Il vestito riguarda tutta la persona, tutto il corpo, tutti i rapporti dell’uomo con il suo corpo, così come i rapporti del corpo con la società”, va da se` che un indumento democratico, economico, trasversale a tutte le generazioni e situazioni, come la Tshirt, sia in grado di raccontare di se` agli altri, segnando appartenenze o contestazioni.La T-shirt parlante si diffonde a tutte le latitudini, diventando un mezzo di espressione dal quale non si esimono nemmeno i personaggi più noti. Come dimenticare infatti Naomi Campbell, che dopo uno dei suoi celebri attacchi d’ira, dichiara sulla sua maglietta “Tranquille, non graffio”; o il nostrano Balotelli, che a Gennaio, durante una partita ha mostrato a favore di camera una T-shirt stampata con lo slogan “Why Always Me?”, polemizzando così contro i tabloid inglesi che lo avevano preso di mira.In conclusione la T-shirt ai tempi di Facebook diventa una bacheca da indossare, sposa il linguaggio degli Sms, ironizza, crea scandalo o lascia perplessi con frasi come:“Questa sera faccio la brava” , finendo indosso a personaggi del calibro diSara Tommasi.

 Valentina Lombardini

Fonti:

Chris Odell The Definitive History of the T-Shirt.

Claudio SpuriT-shirt, il tatuaggio di stoffa. Storia e attualità formato maglietta.

Roland Barthes, Scritti.

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