ESKIMO

6 Set

Studiando per un esame l’importante filo che unisce moda ed arte mi sono domandata:  e la catena che lega moda e musica? È un fenomeno che può essere osservato da diversi punti di vista. Da un lato si può analizzare la figura dell’artista come fonte di ispirazione per il panorama della moda, sia sulle passerelle che per le strade. Ma non è il caso che ci riguarda ( almeno per oggi). Dall’altro lato possiamo focalizzare il nostro sguardo su ciò che l’artista ha creato: la sua canzone. Parole e suoni che raccontano storie. Amore, rabbia, odio, solitudine, protesta..tanti sono i temi, tante le emozioni. A volte è un abito, posto all’interno della canzone che racconta una storia. Oggi l’abito in questione è l’ Eskimo, e l’artista il grande cantautore italiano Francesco Guccini.

In linea generale l’Eskimo fu il capo di abbigliamento indossato dagli studenti e dagli operai durante le dure proteste dell’indimenticabile 1968. Utilizzato come simbolo del proletariato poiché di prezzo accessibile alle fasce meno abbienti, l’eskimo era un giaccone impermeabile di semplice fattura, lungo fino alle ginocchia o a mezza coscia, dotato di cappuccio e larghe tasche. Il colore predominante era il verde militare, ma esisteva anche nelle varianti blu scuro e color nocciola. Erano soprattutto i militanti e i simpatizzanti di sinistra ad indossarlo insieme alla tradizionale kefiah palestinese annodata al collo, divenendo così un’ importante icona simbolica di una classe sociale e dell’ideologia politica degli anni settanta, alla quale Guccini dedicò la sua canzone.

Uscì nel 1978 all’interno dell’album “ Amerigo”. Il brano fa riferimento al periodo giovanile in cui il cantautore era ancora sposato con la sua fidanzata storica Roberta Bacillieri. Con un misto di privato e politica, malinconia e umorismo, Guccini da l’addio ad una persona che non ama più, in questo caso alla moglie. Paragonando l’elegante cappotto borghese della moglie all’eskimo da lui indossato sottolinea la differenza tra il mondo borghese e il suo, fatto invece di rivolte e ideali. Voleva riuscire ad amarla, ma si accorse che in realtà aveva fallito, domandandosi se un giorno avesse potuto provare questo sentimento.

“Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè 
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te. 
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là, 
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità… 

Perchè a vent’ anni è tutto ancora intero, perchè a vent’ anni è tutto chi lo sa, 
a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’ età, 
oppure allora si era solo noi non c’ entra o meno quella gioventù: 
di discussioni, caroselli, eroi quel ch’è rimasto dimmelo un po’ tu…”

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