FASHION SOSTENIBILE: MODA CRITICA (prima parte)

25 Set

Le cronache di questi giorni riportano casi di aziende chiuse per inquinamento e notizie come quella della preoccupazione di Facebook di rilevare le emissioni di CO2 dovute all’uso del social network,lasciano certamente intuire un’attenzione crescente dell’opinione pubblica al tema dell’ecologia. A questo moto di eco-coscienza l’industria della moda, da sempre cacciatrice di nuovi bisogni e di nuovi stili di vita, non poteva di certo rimanere indifferente. La spinta data da consumatori sempre più attenti, sta guidando il sistema moda a rivedere il suo atteggiamento nei confronti dell’ambiente. In quanto industria pesante, quella del fashion, inquina; e` perciò sempre più necessaria una rivalutazione della produzione. E` per questo che di recente stiamo assistendo a numerosi “buoni esempi”. A Marzo il marchio Pepe Jeans London ha lanciato sul mercato, una linea di Denim eco-friendly,che riduce drasticamente i lavaggi dei cinquetasche eliminando l’uso di prodotti chimici dalla filiera  produttiva. E mentre Stefanel promuove la sua capsule collection, ispirata agli anni 70′, in ecocashemere, stilisti del calibro di Stella Mc Cartney, progettano e producono le loro collezioni senza utilizzare materie prime di origine animale.Questa tendenza in crescita non e` sfuggita nemmeno ai grandi gruppi di moda democratica; per la stagione Spring/Summer 2012, il marchio svedese H&M, ha proposto la sua “Conscious Collection”, una collezione di abiti realizzati con materiali che vanno dal cotone organico al poliestere riciclato.Gli abiti ecologici riscoprono materiali “puliti” come l’ortica, la canapa ed il cotone, che non hanno subito trattamenti chimici nel processo di coltivazione e produzione, ma se fino a qualche anno fa vestire ecosostenibile significava indossare vestiti in cotone biologico bianco, semplici, lineari e diciamolo pure poco attraenti dal punto di vista fashion, oggi sempre più marchi si preoccupano di realizzare linee che uniscano ecosostenibilita` e moda.La giovane stilista tedesca Anke Domaske, ad esempio, trasforma tessuti in fibra di latte, in abiti bon ton; e questo perché la moda rispettosa dell’ambiente è già diventata uno stile di vita in paesi come Germania ed Inghilterra. Non e` un caso dunque che il College of fashion di Londra, ospiti già dal 2008 un centro per la moda sostenibile, qui si fa ricerca per il futuro, mentre nel nostro paese questa tendenza muove i suoi primi passi. Anche in Italia qualcosa pero` si sta muovendo, piccoli marchi, produzioni indipendenti, artigiani,lavorano riscoprendo fibre ecologiche, colorazioni naturali, materiali di riciclo, in linea con un sistema di produzione etico e responsabile. Una produzione di nicchia, spesso esclusiva e di alta qualità, che segue i principi di quella che per definizione viene chiamata moda critica; celebrata per il terzo anno consecutivo dall’evento So Critical So Fashion 2012. Dal 21 al 23 Settembre, Milano ospiterà questa tre giorni di moda “alternativa”, che riunirà stilisti, produttori e artigiani attenti ai principi di eco-sostenibilita` (per ulteriori informazioni visitate il sito della manifestazione http://www.criticalfashion.it/). In definitiva, pur rimanendo una tendenza di nicchia, quella del consumo  consapevole e` una soluzione in crescita, che sempre più spesso vede gruppi di persone organizzarsi per fare acquisti equo e solidali, boicottando quelle parti della filiera che sfruttano i lavoratori e il pianeta (si veda a questo proposito http://www.altromercato.it in cui si può trovare una sezione dedicata a moda e accessori).

Fonti:http://www.vogue.it/encyclo/moda/e/l-etica-della-moda

Valentina Lombardini

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