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50 sfumature di luoghi comuni

8 Set

50 sfumature di luoghi comuni

(astenersi eventuali future lettrici, la trama potrebbe essere svelata nel corso della lettura)

Anticipo subito:  non darò proprio 50 motivi precisi anche perchè questo libro non  ho  iniziato a leggerlo. Cercherò di dare una mia interpretazione, rifacendomi alle molteplici recensioni che ho letto nelle ultime settimane.Il tutto è iniziato dalla fatidica domanda estiva-che libro acquistare per la spiaggia?- . Chiunque mi rispondeva -50 sfumature di grigio-. La reazione iniziale era un no!Non amo  libri gialli e questo  dal titolo tutto sembrava  tranne che un libro erotico-chic. Perché è qui che si va a parare.Un’amica ha esordito :”E’ carino, a volte ti ecciti un po’, ma si legge bene”.Un’altra: “Leggi il primo capitolo, non riuscirai a fermarti”.La protagonista, una ventiduenne vergine che studia a Portland, è mandata dalla coinquilina malata a fare un’ intervista per conto suo ad un uomo molto influente di Seattle. L’incontro sarà l’inizio di una passione bruciante e un amore vero.Chiedo alle mie amiche di continuare, cosa c’è di tanto intrigante.” Vedi –mi dicono- lui le fa un sacco di regali, la porta a cena con il jet privato, ha un sacco di attenzioni per lei, perché sente che lei è diversa”. Bene. “Ma cos’ha di sbagliato questo uomo?” Beh, a lui piace il sado-masochismo e vuole dominare, per questo le chiede di firmare un contratto a cui lei sarà sottomessa. Ma lei non lo farà perché  è diversa. Anche lui lo è, perché non aveva conosciuto nessuna come lei fino a quel momento. “Ma ha avuto qualche trauma lui?”- Si, era stato maltrattato da piccolo e dato in adozione. “Ma lei, tutto bene in famiglia?” No, ha un rapporto strano con la madre e il padre è morto. “Ma alla fine come va a finire?” Si lasciano…perché lei non vuole firmare il contratto poi torna in scena la ex… “ma in 3 libri succede solo questo?” No…poi la ex viene rinchiusa in un manicomio e si sposano.Non so se ho reso l’evidente banalità.Insomma un vademecum per le lettrici già accompagnate e un sogno da realizzare per le single ancora in circolazione.Io non ho voluto rischiare. Single si, ma a modo mio.

Maly Andrea

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FIFI LAPIN- lezioni di stile.

14 Lug

“Corto è meglio. Dimenticate i look seriosi, i party sono fatti per divertirsi. Optate per qualcosa di corto e lasciate quelle gambe libere sulla pista. Fifi Lapin – Licenza di flirtare”

Creare un outfit degno di nota, mescolare sapientemente tessuti stampati, colori e fogge, trovare il giusto accessorio per una determinata occasione  e` un dilemma che manda in crisi donne di tutte le latitudini. Lo sa bene Fifi Lapin la coniglietta più glam del web, che ad Aprile di quest’anno ha pubblicato anche in Italia il volume dal titolo “Cosa mi metto oggi? – Segreti di stile di una coniglietta fashionista”.Questo style book, già famoso in Inghilterra, Cina, Corea e Stati Uniti, raccoglie nel diario di una settimana tanti utili consigli a cui ispirarsi, analizza i modelli che meglio si adattano alle varie silhouette e propone accostamenti che strizzano l’occhio ai vari esperti di stile. Di questa coniglietta sempre al passo con le tendenze, si sa solo che e` l’unica superstite di una cucciolata di 257 tra fratelli e sorelle e per questo motivo e` stata viziata oltre misura, nonostante questo Fifi non dimentichi  di dispensare consigli per tutte le tasche e per tutti i portafogli. Quel che non si sa invece e` l’identità che si nasconde dietro alla penna che da anni fa indossare a Fifi il meglio della moda mondiale. Una cosa e` pero` certa, dietro l’alter ego di  questo personaggio, va il merito di aver inserito nel libro una parte degna di nota, che raccoglie interviste di designer di fama internazionale (vedi Barbara Hulanicki, del leggendario emporio Biba, Michael van der Ham e i suoi abiti ispirati ai lookbook di Andy Warhol, ad Anna Sui una delle 5 top designer del decennio fino ecc.) Questo libro pare avere tutte le carte in regola per diventare una nuova bibbia del mondo della moda, una lettura spiritosa da portare sempre in borsa per evitare di incappare in qualche fashion disastro.

Valentina Lombardini

Fonti:

http://www.fifi-lapin.blogspot.it/

Fifi Lapin

Cosa mi metto oggi? Segreti di stile di una coniglietta fashionista. Hop edizioni

collana “glam-glam”

LOST IN FASHION (o la moda o la vita)

12 Lug

Pubblicato nel 2009, il romanzo di Silvia Paoli costituisce un’originale e frizzante ritratto del mondo della moda e delle stravaganti figure che lo popolano.  Spontaneo e al tempo stesso elegante, il libro sfata i miti dell’immaginario comune attribuiti ad un ambiente, quello della moda, tanto superficiale e materialista quanto impegnativo. Con leggera ironia la Paoli descrive una realtà di follie, ritmi stressanti, distorta concezione del rapporto tra abbigliamento e stagioni dell’anno, ma anche l’innegabile fascino. Si raccontano le vicende di Irene Sandri, sosia di Carla Fracci, giornalista trentacinquenne a “Star&Fashion”, assistente di una caporedattrice, Lisa, che ha preferito scomparire misteriosamente in Svezia senza lasciare tracce di sé alla frenesia delle sfilate.  Al rientro dalle vacanze (quando la Milano glamour si ritrova  rigorosamente a Stromboli), Irene si vede affidare il suo posto da parte di Isabella, l’etereo e filiforme direttore della rivista. Inizia a dividersi tra passerelle, press day, interviste, viaggi, party e vita di redazione mentre emerge qua e la qualche sprazzo di vita privata. Si sposta da una parte all’altra di Milano in motorino, usa sandali col tacco nel freddo inverno parigino, piange abbracciata ad un paio di jeans di 7 for all mankind quando scopre l’ipocrisia per le sue colleghe, prende in prestito una Birkin dal guardaroba e scopre un segreto scottante… Inizia ad avere seri dubbi che le fanno provare il desiderio di cambiare il corso della propria vita, di crearsi un’alternativa, una sorta di via di scampo: decide così di iscriversi ad un corso di pilates e di intraprendere un corso per massaggiatrici. Si improvvisa terapista in un resort a 5 stelle e la stessa Isabella sarà sua cliente… ed è Karl Lagerfeld che le appare in sogno e come una guida spirituale la aiuta nelle sue decisioni. Silvia Paoli, giornalista dal ’97, è una fashion writer che ha lavorato a “D, La repubblica delle donne”, “Marie Claire” e “Vanity Fair” (di cui è stata caporedattrice moda per cinque anni). Attualmente tiene su Vanity Fair una rubrica di moda, seguitissima da addetti ai lavori e non ,inoltre  cura l’omonimo blog: www.lostinfashion.it/blog/BLOG

 

Giorgia O. Onifade

TIFFANYMANIA – Parte 3

8 Lug

Il libro più recente che entra a far parte della “Tiffanymania” degli ultimi tempi è Un diamante da Tiffany, di Karen Swan, uscito nel dicembre 2011 giusto in tempo per essere impacchettato e regalato per Natale. Anche qui, come in Un regalo da Tiffany la copertina cita Audrey Hepburn rappresentando un’affascinante signorina in tubino nero, ma si percepisce già qualcosa che stona non appena si notano le labbra “a canotto”. Nonostante ciò, lo compriamo perché dietro c’è scritto che piacerà senz’altro ai fan del Diavolo veste Prada e per leggere qualcosa di piacevole durante le vacanze, oppure metterlo sotto l’albero delle nostre amiche. La trama inoltre è molto invitante: la protagonista Cassie decide di cominciare una nuova vita e approfitta delle sue migliori amiche per passare un anno tra New York, Parigi e Londra, tre città che più affascinanti non si può. Nonostante le premesse, la vicenda si rivela scontatissima: a New York Cassie diventa subito una PR, va a correre a Central Park tutte le mattine, fa la modella e naturalmente frequenta il fotografo di grido di Vogue, che si trasforma da donnaiolo incallito a devoto monogamo non appena lei scuote la sua chioma bionda (tinta, ovviamente, dal parrucchiere più richiesto dalle dive che però logicamente stringe amicizia con la nostra Cassie); a Parigi, come se niente fosse, la protagonista comincia subito a lavorare per Dior, per cui organizza l’evento del decennio, e si appassiona di cucina. Più si prosegue, più tutti i personaggi si dimostrano così stereotipati e vuoti che fanno addirittura innervosire; il finale si intuisce fin dall’inizio ma non dà alcuna sensazione di sollievo e felicità quando finalmente si chiude il volume di 500 pagine; a tutto ciò si aggiungono i numerosi errori di traduzione che rendono Un diamante da Tiffany decisamente da scartare. A cosa è dovuto allora tutto il successo ottenuto? Sicuramente al titolo, ma anche al prezzo basso e pure alla grossa operazione di marketing che comprende anche un trailer realizzato appositamente per il lancio visibile su www.ibs.it.

Laura Dal Pont

TIFFANYMANIA – Parte 2

3 Lug

 Per proseguire con la “Tiffanymania” degli ultimi anni, uno dei libri che hanno avuto più successo è: ” Un regalo da Tiffany”, dell’autrice irlandese Melissa Hill, uscito nel 2011. Con in copertina un tubino nero e sul retro il paragone con Sophie Kinsella (il genio che ha creato la serie I love shopping) e Audrey Hepburn, non c’è da stupirsi che abbia attirato tutte le donne e scalato la classifica dei best sellers. La trama è molto semplice: da Tiffany, alla vigilia di Natale, due uomini comprano per le rispettive fidanzate un braccialetto portafortuna da nulla e un anello di fidanzamento molto speciale, ma a causa di un piccolo incidente fuori dal negozio, in mezzo alla folla newyorkese i due pacchetti vengono scambiati, dando il via ad una serie di fraintendimenti in cui ognuno sa qualcosa che gli altri non sanno. Ci sono tutti i presupposti per una commedia brillante e romantica, che ci faccia divertire e allo stesso tempo sognare l’amore con equivoci shakespeariani, invece la Hill ci propina una storia eterna, melensa e all’insegna del buonismo, personaggi così sensibili che finiscono per risultare pesanti e un finale così imprevedibile da rivelarsi soltanto ridicolo. Un regalo da Tiffany si dimostra così adatto alle inguaribili romantiche, decisamente sconsigliato alle fan di I love shopping nonostante venga definito una commedia.

Fonte:http://www.newtoncompton.com/

Laura Dal Pont

Il Cacciatore di Birkin

3 Lug

È il 1837 quando Thierry Hermés apre a Parigi una bottega per bardature e finimenti per cavallo. Chi avrebbe mai immaginato che a partire dagli anni 50, i foulard e soprattutto le pregiatissime borse di Hermés si sarebbero imposte nel mondo della moda come status accessories amati dalle dive e di conseguenza desiderati e sognati da tutte le donne? La svolta avviene in particolare nel 1956, quando la splendida Grace Kelly viene fotografata con una borsetta che viene immediatamente chiamata Kelly; ma è la Birkin, nata nel 1984 dall’attrice ormai poco nota Jane Birkin e Jean-Louis Dumas, stilista di Hermés, l’oggetto del desiderio delle donne che possono permettersi di spendere cifre che fanno impallidire. La preziosità della Birkin però, non è data solo dalla pelle e dalla lavorazione pregiata, ma anche dalla difficoltà nel reperirla (si narra infatti di liste d’attesa di anni anche per le dive) e da serie televisive come Gossip Girl e Sex and the City che ne aumentano la desiderabilità (come dimenticare Samantha Jones che usa il nome di Lucy Liu per ottenere una f****** Birkin?). Michael Tonello, autore di Il Cacciatore di Birkin, racconta in prima persona la sua esperienza come rivenditore di foulard e borse di Hermés su Ebay. Per tirare su qualche soldo dopo un improvviso trasferimento da Boston a Barcellona, Michael comincia a vendere su Ebay una quantità esagerata di “cianfrusaglie”, tra cui un vecchio foulard di Hermés che va subito a ruba portandogli un bel guadagno. Nella sua mente si accende una lampadina: e se rivendere accessori di Hermés diventasse un lavoro? Detto fatto! Prima semplici foulard acquistati in Spagna e rivenduti negli Stati Uniti dove sono introvabili, poi piccola pelletteria e infine anche le famose Birkin. Ma come fa il nostro Birkin Boy ad ottenere con tanta facilità le borsette più desiderate del mondo? Scopritelo in questo libro brillante e divertente, pieno di avventure che portano Michael da Parigi a Tokyo, da Capri a Buenos Aires in un turbine di milioni di dollari, commessi di ogni sorta, compratori di vario genere e vicende che fanno semplicemente sbellicare dalle risate. Tonello si rivela uno scrittore pieno di sorprese, con uno stile umoristico e semplice, e ci offre un libro da divorare nel giro di due giorni con tanto di illustrazioni, reso ancor più bello dal fatto che la storia sia vera.

Laura Dal Pont

Presentazione del libro “Lettere a Yves Saint Laurent”

25 Giu

Quando si prende in mano per la prima volta il libro di un’importante artista della moda come poteva essere Yves Saint Laurent, non si sa mai cosa ci si potrebbe aspettare. “Lettere a Yves Saint Laurent” di Pierre Bergé rappresenta un caso particolare. Subito dalla forma ci accorgiamo di avere di fronte un libro insolito, un epistolario, una raccolta di lettere che Pierre Bergé, compagno di vita e di lavoro dello stilista, scrive a Yves Saint Laurent dopo la sua morte. Pierre Bergé racconta in queste pagine la vita di un uomo, un’artista che ha cambiato per sempre il mondo della moda. Leggendo tra le righe di questo libro possiamo indagare gli aspetti più segreti della sua vita, riuscendo a scorgere l’uomo che c’era dietro al mito, un uomo che coltivava numerose passioni come l’arte e la musica classica, ma che dietro al suo talento celava anche la sua fragilità e le sue debolezze legate alla dipendenza da droga e alcol. Queste lettere raccontano anche di una storia d’amore, forse non troppo convenzionale, ma sicuramente autentica che lega Pierre Bergé e Yves Saint Laurent per oltre cinquanta anni. Questa storia nata dal loro rapporto di lavoro è stata continuamente alimentata dalla loro passione per l’arte e per la cultura, due aspetti imprescindibili dal mondo della moda che ha sempre fatto da cornice alla loro vita. Yves Saint Laurent si è sempre considerato più un artista che uno stilista, lui diceva che bisognava essere degli artisti per creare la moda anche se di per sé la moda non è un arte; non gli piaceva essere mescolato agli altri sarti della sua epoca, la sua moda non voleva essere solo un’opera estetica, ma voleva cambiare la società, ispirandosi alle più grandi icone come Chanel, Schiapparelli e Vionnet, ha creato una moda che non solo rendeva libere le donne, ma che dava a loro il potere.Queste lettere sono state scritte da Pierre Bergé per attenuare il vuoto e l’assenza lasciate dalla morte del suo compagno, ma costituiscono per noi un’importantissima fonte per scoprire che dietro alla figura di uno dei più grandi solisti dell’haute couture del ‘900, c’era un uomo che amava l’arte, la musica e la letteratura e che attraverso la sua opera è riuscito a cambiare, almeno in parte, il mondo e la società a cui è appartenuto e quella a seguire.

Alberto Fiorani